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Audirevi TALKS (About Economy) – “Le dimensioni contano. Il private equity e i processi di aggregazione”

L’industria italiana è caratterizzata da un livello di frammentazione tra i più alti d’Europa: il 50 per cento del valore aggiunto deriva da imprese con meno di 50 addetti. Il peso preponderante delle piccole aziende, pur rappresentando un segno di spirito imprenditoriale, costituisce una barriera strutturale alla loro crescita e quindi a quella dell’intera economia. È, di conseguenza, propizio il momento per il private equity di partecipare attivamente allo sviluppo del tessuto industriale del paese favorendo i processi di aggregazione e consolidamento di alcuni settori frammentanti.

In questo contesto di recessione i fondi potrebbero essere motori attivi dei processi di aggregazione iniziando a guardare anche al mercato delle aziende più piccole. Di recente, alcuni fondi che operano nel middle market hanno mostrato la volontà di perseguire l’obiettivo di costruzione di una piattaforma rivolgendosi anche alle aziende di minori dimensioni.

I dati della crisi del 2007-2009 suggeriscono che gli investitori che effettuano acquisizioni significative durante una recessione economica, superano quelli che non lo fanno. C’è una piccola finestra in cui capitalizzare un vantaggio e gli acquirenti possono farlo preparandosi adeguatamente e muovendosi rapidamente

Numerosi sono i vantaggi sia per i fondi che per le aziende target che partecipazioni a processi di aggregazione: da un lato i fondi che utilizzano una strategia di roll-up o buy and build godono dei seguenti vantaggi:

  • Economie di scala
  • Cross-selling
  • Arbitraggio sui multipli

Dall’altro, l’azienda più grande può investire maggiormente nei fattori che generano crescita: ricerca e sviluppo, sistemi di produzione, logistica, presenza all’estero, marketing, risorse qualificate e così via. La crescita, a sua volta, potrà aumentare i margini, spostare il break-even e creare la capacità di investire ulteriormente, innescando una “spirale” di crescita continua. Oltre al capitale, l’investitore apporta competenze professionali strategiche, finanziarie, di marketing, di organizzazione, manageriali e offre una rete di contatti utili, finanziari e non, in ambito nazionale ed internazionale.

In Italia negli ultimi anni il numero delle operazioni di M&A è cresciuto notevolmente, ma è ancora marginale rispetto al numero delle PMI. Per uscire dall’impasse della stagnazione cronica dell’economia, l’Italia deve accelerare drasticamente il ritmo di aggregazione delle PMI, tramite incentivi fiscali e finanza agevolata. Allo stesso tempo, è necessario che gli imprenditori si affidino a consulenti legali, contabili e fiscali avvezzi alle logiche del private equity che possano assisterli nella buona riuscita del deal.

 

Mario De Munno